Work is prostitution

A ispirare la prima collezione è un attualissimo e provocatorio aforisma del poeta simbolista Charles Baudelaire. Diverso ed estraneo alla cultura borghese positivista dominante nella Parigi ottocentesca in cui viveva, Baudelaire incarnava il mito dell’intellettuale ribelle e squattrinato, amante della vita notturna e degli eccessi.
Identificato da molti come il primo artista moderno, Baudelaire era in grado di vedere nella metropoli, in cui tutto è fuggevole ed effimero, non solo la decadenza dei valori morali ma anche una misteriosa bellezza nascosta.
Il problema che il poeta poneva alla sua generazione è anche lo spunto che ha portato all’ideazione del brand Dégradé Conspiracy; il dilemma tra materiale e ideale: in una società commercializzata e tecnicizzata è ancora possibile la poesia?

Work Is Prostitution sintetizza in pieno la voglia di reagire alla sempre più profonda crisi di valori della società moderna, dove l’avvento delle nuove tecnologie unito al consumismo ha portato i giovani ad alienarsi in una realtà virtuale dove trovano più facile esprimere loro stessi.
Oggi è difficile entrare nel mondo del lavoro senza esserne divorati vivi. Così, c’è chi da una parte preferisce oziare a spese dei genitori rifiutandosi di prendere in considerazione l’idea di faticare per realizzarsi e guadagnarsi da vivere, e c’è anche chi d’altro canto viene sfruttato perché aspira a fare un lavoro che gli piace, e ci mette tutto se stesso.

Work Is Prostitution è il grido di chi vuole scuotersi da questo torpore, per poter tornare a esprimere se stesso in quello che fa e sperare in un futuro più giusto.